COMUNICATO STAMPA    26 Giugno 2026

Comunicati Stampa

Stop diesel Euro 5 dal 1° ottobre: un blocco socialmente discriminatorio e ecologicamente inutile

Le 4 Regioni del Bacino Padano mettono fuori strada milioni di lavoratori. Chi paga è sempre chi non può permettersi di cambiare auto

Dal 1° ottobre 2026, in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, scatterà il blocco strutturale alla circolazione delle auto diesel Euro 5 nei comuni sopra i 100.000 abitanti.

Una misura presentata come una svolta green, che in realtà è un’imposta occulta sulla povertà, e che non risolverà il problema della qualità dell’aria. Le auto diesel Euro 5 colpite sono quelle immatricolate tra il 2011 e il 2015. Non sono vecchi rottami. Sono le auto di operai, artigiani, infermieri, pendolari, famiglie che hanno comprato un’auto regolare, pagando tasse e bolli, fidandosi delle regole dello Stato. Oggi quelle stesse regole vengono cambiate retroattivamente, e a pagare sono loro.

È discriminazione sociale pura. Chi ha i soldi per un’elettrica nuova entrerà in città. Chi ha una Euro 5 con cui porta i figli a scuola e va al lavoro, no. Si impedisce a chi guadagna meno di muoversi per lavorare, per curarsi, per vivere. È la mobilità dei ricchi contro il diritto alla

mobilità di tutti.

E per cosa? Per un risultato ecologico inesistente.

Le Euro 5 rappresentano una frazione residuale delle emissioni complessive del Bacino Padano, schiacciate dal riscaldamento domestico, dall’industria e dal trasporto pesante.

Bloccare un lavoratore che fa 15 km al giorno con una Euro 5 ben manutenuta non pulisce l’aria di Milano o Brescia. Sposta solo l’inquinamento sul conto bancario di chi è costretto a

indebitarsi per comprare un’auto nuova, con tutto l’impatto ambientale che produrre un’auto nuova comporta.

È un provvedimento ideologico, punitivo e di facciata. Colpisce i più deboli, non i più inquinanti.

Il Centro Consumatori Italia APS – ETS chiede alle Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna di sospendere immediatamente il blocco del 1° ottobre 2026 e di aprire un tavolo reale su misure efficaci: rinnovo del parco con incentivi veri, potenziamento del

trasporto pubblico dove oggi non esiste, e controllo delle fonti emissive che davvero contano.

La transizione ecologica non si fa lasciando a piedi i lavoratori. Se è una transizione che esclude milioni di persone, non è ecologica. È solo classista.