I nababbi della dialisi
di Lucio Mango
Docente di management sanitario presso Università degli Studi Internazionali di Roma e Responsabile Salute e Sanità – Centroconsumatoriitalia.
Egregio Direttore,
torno brevemente sul fatto increscioso del Primario nefrologo del S. Eugenio che intascava mazzette a tutto spiano per inviare suoi pazienti pubblici presso strutture private di dialisi. Forse parlare di “mazzette” è riduttivo, qui si tratta di centinaia di migliaia di euro, vuoi per comprare i mobili alla figlia, vuoi per pagare lauti stipendi all’amante o per permettersi vacanze e cene lussuose, sempre con l’amante, anzi una delle amanti, perché l’altra la abbindolava con promesse di attività private lucrose “tutte sue”.
Bene, anzi male, torno sull’argomento non certo per continuare a stigmatizzare l’operato di questo “collega”, cosa per altro già riportata da varie testate. Sappiamo che non è un fatto isolato e che la corruzione in sanità non si manifesta solo con fatti del genere. E’ di questi giorni la vicenda di un professore ordinario, di Padova mi pare, figlio di un potente ex rettore della medesima università, giunto al soglio accademico a soli 33 anni e come unico partecipante (!) al concorso. E ancora altre sono le nefandezze commesse, dai concorsi appunto di qualsiasi ordine e grado, agli appalti e agli acquisti.
Quello che però ha suscitato la mia curiosità è altro, e precisamente come fa un imprenditore di sanità privata, ad es. questi imprenditori di dialisi, a gestire un’attività che comporta personale, locali, acquisti vari di macchine e generi di consumo per le stesse e per i pazienti, ricavandoci un lucro, fine ultimo di questa attività, ma non solo, tirando fuori anche centinaia di migliaia di euro da elargire a medici disonesti che hanno tradito il giuramento di Ippocrate, sovente la moglie e le amanti di turno, la professione e tutti gli altri colleghi che lavorano onestamente e diligentemente.
La tariffa per prestazione è, o dovrebbe essere, identica per prestazioni private e per prestazioni eseguite nelle strutture pubbliche, quelle che il noto nefrologo non ama particolarmente. Eppure nel pubblico si riesce a malapena a seguire, non dico la copertura delle liste d’attesa, ma almeno una decorosa copertura di parte delle richieste del cittadino. Certo in parte, ma spero non la gran parte, la causa sarà appunto a causa di medici e
I nababbi della dialisi
di Lucio Mango
Docente di management sanitario presso Università degli Studi Internazionali di Roma e Responsabile Salute e Sanità – Centroconsumatoriitalia.
Egregio Direttore,
torno brevemente sul fatto increscioso del Primario nefrologo del S. Eugenio che intascava mazzette a tutto spiano per inviare suoi pazienti pubblici presso strutture private di dialisi. Forse parlare di “mazzette” è riduttivo, qui si tratta di centinaia di migliaia di euro, vuoi per comprare i mobili alla figlia, vuoi per pagare lauti stipendi all’amante o per permettersi vacanze e cene lussuose, sempre con l’amante, anzi una delle amanti, perché l’altra la abbindolava con promesse di attività private lucrose “tutte sue”.
Bene, anzi male, torno sull’argomento non certo per continuare a stigmatizzare l’operato di questo “collega”, cosa per altro già riportata da varie testate. Sappiamo che non è un fatto isolato e che la corruzione in sanità non si manifesta solo con fatti del genere. E’ di questi giorni la vicenda di un professore ordinario, di Padova mi pare, figlio di un potente ex rettore della medesima università, giunto al soglio accademico a soli 33 anni e come unico partecipante (!) al concorso. E ancora altre sono le nefandezze commesse, dai concorsi appunto di qualsiasi ordine e grado, agli appalti e agli acquisti.
Quello che però ha suscitato la mia curiosità è altro, e precisamente come fa un imprenditore di sanità privata, ad es. questi imprenditori di dialisi, a gestire un’attività che comporta personale, locali, acquisti vari di macchine e generi di consumo per le stesse e per i pazienti, ricavandoci un lucro, fine ultimo di questa attività, ma non solo, tirando fuori anche centinaia di migliaia di euro da elargire a medici disonesti che hanno tradito il giuramento di Ippocrate, sovente la moglie e le amanti di turno, la professione e tutti gli altri colleghi che lavorano onestamente e diligentemente.
La tariffa per prestazione è, o dovrebbe essere, identica per prestazioni private e per prestazioni eseguite nelle strutture pubbliche, quelle che il noto nefrologo non ama particolarmente. Eppure nel pubblico si riesce a malapena a seguire, non dico la copertura delle liste d’attesa, ma almeno una decorosa copertura di parte delle richieste del cittadino.
Certo in parte, ma spero non la gran parte, la causa sarà appunto a causa di medici e altri operatori infedeli che smistano i pazienti su varie strutture private, ma ci devono essere altri motivi. Credo che in buona parte delle strutture private si, diciamo così, trascuri la legislazione sull’accreditamento. E non solo da parte delle suddette strutture, ma in parte anche dalla gestione delle ASL che favorisce, come d’altra parte per i laboratori d’analisi ed altre strutture ambulatoriali, il superamento dei tetti, giustificandolo in vario modo, anche pensando che le prestazioni “fuori budget” ricevono una remunerazione inferiore. Ciò però non fa che aggravare il problema.
Ripartiamo dalla remunerazione per prestazione, che nel Lazio per la dialisi si aggira sui 165 euro. Ogni paziente ogni volta che si reca in questa struttura privata vale quella somma. Come dicevamo va acquisita la struttura, va assunto il personale, vanno acquisite le apparecchiature, vanno acquistati tutti i materiali, sanitari e non sanitari per la conduzione dell’attività, vanno pagate tasse, balzelli vari, sacrosanti per carità, ci vuole un commercialista e, infine, deve uscire il sacrosanto lucro posto alla base di ogni impresa privata che non sia un’opera pia e qualcosa del genere. Allora ripetiamo da dove esce tutto il resto per il primario infedele, le sue amanti, la figlia, l’ex moglie, i viaggi, le cene ecc..
Ho una mezza idea che si chiama qualità della prestazione… Compriamo quella siringa che costa meno, anche se ogni tanto “graffia” un paziente, ma ne vale la pena. Esistono filtri commerciali di scarso valore, esistono macchine per dialisi di bassa qualità, magari la manutenzione si può far un po’ meno spesso e così via
